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Lover/Fighter
Rolling Stone, Gennaio 2004

Hawksley Workman
Il futuro Rufus Wainwright ? Forse

Lover/Fighter - Universal ***

         Uscito circa due mesi prima del previsto, elogiato senza tregua dalla sua etichetta, il terzo album di Hawksley Workman è esattamente il genere di disco che una major sogna di pubblicare.
Immaginare Bono senza i suoi confratelli degli U2 registrare un album solista tentando di appropriarsi dell'introspezione glamour del Bowie di Hunky Dory dà un'idea abbastanza precisa del suono di questo disco. Il cantante-compositore canadese entra di diritto nel rock : Anger As Beauty suona come un titolo che gli Who potrebbero aver registrato negli anni 70, ma lo charme di Workman funziona meglio quando la sua voce altisonante interpreta pezzi più posati come Even an Ugly Man.
Resta comunque un problema : Rufus Wainwright, nel suo ultimo album Want More [errore del giornalista : si intitola Want One], produce questo genere di pop teatrale con una visione e una sensibilità artistica ben superiori. Lover/Fighter non prova che una volta di più il talento di Workman, un artista in grado di scrivere impressionanti canzoni (a volte pretenziose) e di cantarle bene. Anche se, è vero, non ha ancora raggiunto i campi elisi.

Nick Kent (© Libération, 28/11/03)


Rockerilla, Luglio-Agosto 2002 (n°263/264)
For Him And The Girl (Isadora, 1999)

         Definire "For Him And The Girl" uno degli esordi discografici più brillanti degli ultimi dieci anni non è certo un azzardo. Se ne sono accorti in Inghilterra e in Francia, dove Hawksley è diventato un artista di culto mentre qui da noi, come capita spesso, il disco non ha lasciato traccia. Ed è un peccato. Immaginate una musica che fonda Tom Waits con David Bowie, frulli Jeff Buckley con i primi Queen e mantenga comunque una spiccata identità. Maniacs apre il disco con qualcosa di molto vicino ad uno jodel(!) sorretto da una base ritmica incalzante (la batteria è da sempre nel sangue di Workman), che di colpo si placa in un gospel, la successiva No Sissies è essenzialmente pop, seppur straniato, ma sono pezzi come la dolcissima Sweet Hallulujah, Don't Be Crushed o l'incalzante Tarantulove che lasciano il segno grazie ad una voce che sa accarezzare l'anima e salire in un falsetto vertiginoso per ridiscendere a un lamento appena sussurrato. La chiave dell'album è forse in Paper Shoes, poco meno di cinque minuti per mostrarci quanto stravagante, intensa e assolutamente originale sia la sua musica dell'artista canadese. Quattordici canzoni d'amore complesse e sincere, dove non manca di affiorare, a tratti, l'ironia. Prodotto, scritto e suonato quasi completamente dal solo Workman e registrato per la sua etichetta Isadora -il nome di un'immaginaria musa alla quale manda lettere d'amore pubblicate ogni settimana dal magazine canadese Now-, For Him and The Girl è un disco che cattura l'attenzione dal primo ascolto e si fa strada svelandosi lungo i suoi quasi sessanta minuti alla fine dei quali vien voglia di ricominciare da capo.


Rockerilla, Dicembre 2003 (n°280)
HAWKSLEY WORKMAN
Lover/Fighter

Isadora/Universal
RRR


         Deve essere stato molto intenso, per Hawksley Workman, l'ultimo anno. Trasferitosi a Parigi, il songwriter canadese ha trovato il tempo per suonare con David Bowie, Patti Smith, New Order e Cure; ha collaborato con Johnny Hallyday - scrivendo un pezzo del suo ultimo album - per fare infine incetta di premi nei Juno Award in Canada. Eppure, il contatto con una cultura così differente dalla sua deve averlo influenzato in modo decisivo nella scrittura di questo suo nuovo album. "Lover/Fighter" è un viaggio attraverso la linea sottile che separa il bene dal male. E questa rivoluzione a favore della verità e della bellezza, dell'onestà e dell'integrità come artista e come uomo è inzuppata inevitabilmente dal sapore alcolico della perdizione, dal fumo denso del dolore e della pietà, della preghiera e del dubbio. Paradossalmente questo flusso di pensieri così complesso è accompagnato da una musica più accessibile e tradizionale, come al solito scritta, suonata e prodotta quasi interamente dallo stesso Workman nel suo studio di Toronto. A qualcuno piacerà l'omogeneità dei nove brani, diretti ed intensi nelle sferzate rock di "Anger As Beauty" e nei timidi bagliori di ballate più riflessive come "Wonderful and Sad", eppure manca un po' dell'eccentricità che aveva marchiato i suoi lavori precedenti, come se il percorso scelto da Workman stavolta fosse diverso: i suoi ritratti non cercano di spiazzarci ma ci mostrano la vita com'è, senza timori di sorta. Un disco di ricerca gonfio di sfumature sovrapposte, con una voce, tesa e vibrante, che richiama i soliti paragoni scomodi: basta ascoltare "Even An Ugly Man" e "The Future Language Of Slaves" per trovare il pezzo mancante tra David Bowie e Jeff Buckley.

Paolo Dordi